NAPOLI

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È situata in posizione pressoché centrale sull'omonimo golfo, tra il Vesuvio e l'area vulcanica dei Campi Flegrei. Il suo patrimonio artistico e architettonico è tutelato dall'UNESCO, che nel 1995 ha incluso il centro storico di Napoli, il più vasto d'Europa, tra i siti del patrimonio mondiale dell'umanità.
Fu fondata dagli abitanti di Cuma nel 475 a.C. come Neapolis in una zona più bassa rispetto ad un insediamento precedente, fondato nel VII secolo a.C. da coloni greci. Annoverata tra le principali città della Magna Graecia, nel corso della sua storia Napoli ha visto il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.
Dopo l'Impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall'Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del Regno di Napoli. Da Napoli, agli inizi del XV secolo, sotto Ladislao I di Durazzo, partì il primo tentativo di riunificazione d'Italia; successivamente la città divenne il centro politico dell'Impero aragonese. Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali è, dal basso medioevo fino ad oggi, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente.
Già capitale del Regno delle due Sicilie, dopo l'annessione al Regno d'Italia soffrì un relativo declino socio-economico, diffuso in tutto il meridione d'Italia. A Napoli si trova Villa Rosebery, che dal 1932 al 1946 fu la residenza estiva di Casa Savoia e che attualmente è una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.


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Castel dell’Ovo  sull’isolotto di Megaride
Storia
Preistoria
Alcune tombe risalenti all'epoca neolitica (fine III millennio a.C.) rinvenute nel quartiere di Materdei a ridosso della Calata Fontanelle, da attribuire alla antichissima cultura del Gaudo, provano che l'area cittadina fu frequentata già in epoca preistorica. Inoltre sono stati trovati solchi di aratri risalenti molto prima dell'insediamento di coloni greci.
Età antica
Nel VII secolo a.C. fu fondata la colonia di Partenope, preceduta da un approdo commerciale dal IX secolo a.C. sull'isolotto di Megaride. Tale nucleo urbano venne successivamente indicato dai Romani col nome di Palepolis ("città vecchia") e fu in seguito abbandonato. Nel 475 a.C., tuttavia, gli abitanti di Cuma fondarono un'altra città cui dettero il nome di Neapolis, "città nuova", sorta più a valle rispetto alla precedente Palepolis.
Nel 326 a.C., a seguito delle guerre sannitiche, i Romani conquistarono definitivamente la città (con la disfatta di Palepolis), che conservò però la lingua greca almeno fino al II secolo d.C. Nei secoli seguenti Napoli ospitò molti patrizi ed imperatori romani che trascorsero qui pause di governo. Augusto la scelse come sede dei giochi Isolimpici, una specie di giochi Olimpici italici poiché era la città più "greca d'Italia". Nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano d'occidente Romolo Augusto fu imprigionato nel Castel dell'Ovo.
Età medievale
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Statua di Alfonso V d'Aragona all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli.
Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini durante la guerra gotica e rimase saldamente in mano all'Impero anche durante la susseguente invasione longobarda, divenendo in seguito ducato autonomo, retto dagli esponenti di spicco delle cosiddette "famiglie magnatizie". La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati longobardi vicini ed i pirati Saraceni. Attorno al 990, pochi anni dopo l'istituzione dell'arcidiocesi di Capua, Sergio fu il primo arcivescovo della città, quando la sua diocesi fu elevata a provincia ecclesiastica dal Papa, poco dopo che Leone III l'Isaurico, a seguito delle dispute teologiche sorte attorno al movimento iconoclasta, passò le diocesi dell'Italia bizantina sotto l'autorità del patriarcato di Costantinopoli.
Nel 1139 i normanni di Ruggero II conquistarono la città, ponendo fine al ducato: Napoli entrò così a far parte del territorio del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale Palermo; ciononostante la città conservò la sede dell'arcidiocesi.
Dopo la dominazione sveva, durante la quale fu compresa nel giustizierato di Terra di Lavoro, il capoluogo campano divenne parte del regno angioino dopo la vittoria di Carlo d'Angiò su Manfredi di Svevia nel 1266 a Benevento e su Corradino di Svevia a Tagliacozzo nel 1268. In seguito alla rivolta scoppiata in Sicilia nel 1282 (Vespri siciliani) e l'occupazione dell'isola da parte aragonese, Napoli, fino ad allora una delle tante città marinare del Tirreno, divenne la capitale del regno e uno dei più importanti centri di potere della penisola italiana. Nel 1308 succede a Carlo II d'Angiò il figlio Roberto d'Angiò, detto "il Savio", che fa di Napoli un centro culturale fra i più vivaci dell'Europa e del Mediterraneo. A questo periodo risalgono i soggiorni in città di Francesco Petrarca, Simone Martini, Giotto (che vi fonderà una scuola pittorica giottesca fra le più importanti d'Italia) e di Boccaccio, che nella basilica di San Lorenzo Maggiore conoscerà Fiammetta, ovvero Maria d'Aquino ed in seguito rimpiangerà i piacevoli anni trascorsi alla corte napoletana. Succederà al re Roberto, la nipote Giovanna I di Napoli nel 1343 e poi sarà il momento dei d'Angiò di Durazzo nel 1382 con Carlo di Durazzo, Ladislao I di Napoli e Giovanna II di Napoli. L'ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di Ladislao I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione politica d'Italia, agli inizi del XV secolo.
Età moderna
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Masaniello, uno dei protagonisti della storia cittadina
Nel 1442 anche Napoli cadde in mano aragonese, diventando una delle città più influenti del dominio Aragonese e ospitando stabilmente, durante il regno di Alfonso il Magnanimo (1442-1458), il re e la corte di questo grande stato mediterraneo. Nel 1501, nell'ambito delle guerre d'Italia, il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli e, per oltre due secoli, governato da un viceré, per conto di Madrid. Nel XVII secolo la città vide la famosa rivolta di Masaniello a causa del malgoverno spagnolo e la nascita di una effimera repubblica indipendente.
Nel corso della guerra di successione spagnola l'Austria conquistò Napoli (1707), ma la tenne per pochi anni, fino al 1734, anno in cui il regno fu occupato da Carlo di Borbone, che vi ricostituì uno stato indipendente che comprendeva tutto il Mezzogiorno italiano e la Sicilia. Sotto la dinastia dei Borbone Napoli rafforzò il suo ruolo divenendo, insieme a Parigi e Londra, una tra le principali capitali europee. Con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, Napoli vide prima la nascita di una repubblica giacobina e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel 1806 fu nuovamente conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e quindi, in seguito, a Gioacchino Murat. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.
Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai Mille di Garibaldi e annesso al Regno d'Italia.
Età contemporanea
Durante la seconda guerra mondiale Napoli vide, dopo l'8 settembre, la rivolta popolare contro l'occupante tedesco comunemente detta delle Quattro giornate di Napoli. La Napoli contemporanea è tra le più grandi e popolose metropoli italiane e mediterranee, conservando ancora la sua storica vocazione di centro culturale, scientifico ed universitario di livello internazionale, oltre che di grande città d'arte e primario polo turistico.

Monumenti e luoghi d'interesse


Flag of UNESCO.svgBene protetto dall'UNESCO

Stub patrimoni dell'umanità.pngPatrimonio dell'umanità

Centro storico di Napoli
Historic Centre of Naples

Targa unesco na.jpg

Tipologia

Architettonico, artistico

Criterio

C (ii) (iv)

Pericolo

Nessuna indicazione

Anno

1995

Scheda UNESCO

inglese
francese

 

 

Napoli è una delle città a maggior densità di risorse culturali e monumenti nel mondo che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica. Il centro storico, nel 1995, è stato annoverato dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità con la seguente motivazione:

 

« Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa. »

 

 

Esso è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato: fattori che gli hanno donato un valore universale senza eguali. Su un territorio relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numero di castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti dell'età classica. L'eredità di questa storia millenaria si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei suoi dintorni, che rendono la città di Napoli, un museo a cielo aperto a tutti gli effetti.
Tuttavia, la scarsa valorizzazione e la mancanza di fondi per eventuali restauri, fa sì che parte di tale patrimonio versi in rovina o in stato di degrado (sono più di 160 le chiese che solo nel centro storico hanno gravi problemi strutturali, altrettanti i palazzi; ma anche fontane, obelischi, architetture antiche, ecc.). Per far fronte a questa emergenza, vari comitati cittadini stanno cercando di far intervenire l'UNESCO. Inoltre, malgrado il costante impegno delle associazioni per la tutela del patrimonio partenopeo, che puntualmente segnalano agli organi competenti le situazioni più critiche, i fenomeni di degrado coinvolgono anche diversi beni posti al di fuori del centro di Napoli.
Architetture religiose
Le catacombe cristiane che sorsero fuori le mura rappresentano le prime testimonianze di arte, storia e architettura della Napoli cristiana, e che per secoli caratterizzarono la vita socio-religiosa della città.
Le varie dominazioni straniere che hanno caratterizzato la storia di Napoli, influenzarono notevolmente anche la religiosità della città, come nel caso dei regnanti Angioini ed Aragonesi; nei secoli successivi la città fu saldamente legata alla controriforma, sotto il dominio degli Asburgo di Spagna.
Nel XVII secolo a Napoli vi erano un centinaio di conventi e monasteri, mentre circa 500 chiese nel XVIII secolo, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole. In epoca più moderna, il periodo del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese monumentali. Oggi, Napoli continua a possedere il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture di culto. Anche se si considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità.
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la Cattedrale
Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco). Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatesi nell'arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.
Tra le principali architetture religiose della città si ricordano:

Castelli
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Scorcio del Castello Aselmeyer
La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un'eccellente protezione da parte della capitale dell'Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest'ultima), al passaggio dall'età classica al Medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell'entroterra, fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.
I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant'Elmo, Castel dell'Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mo' di castello fortificato), e l'altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre strutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato artistico e decorativo della struttura. Infine, sono presenti anche varie strutture militari costituite da caserme: la loro edificazione risale prevalentemente verso la seconda metà del XIX secolo.


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Il Maschio Angioino
I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d'Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, tanto che della costruzione angioina nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. In assenza totale di riproduzioni iconografiche, si è ipotizzato che il preesistente castello angioino fosse simile a coeve costruzioni nell'Anjou, nella Francia nord-occidentale.
Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l'entrata di Alfonso I d'Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d'Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l'edificio ospita l'omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 «fece per viltade il gran rifiuto» - come ricorda Dante - aprendo la strada all'ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.


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Il Castel dell'Ovo
Il Castel dell'Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell'edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull'isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile. Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l'entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l'avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d'accesso alla città da terra. Fino all'avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d'epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d'Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.


napoli   Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino
Il Castel Sant'Elmo, all'epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d'armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d'Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l'attuale pianta a stella. Il castello è attualmente raggiungibile attraverso l'antica via Bonito.
Residenze reali
La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).


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La facciata del Palazzo Reale
Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946. Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sono lo scalone d'onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.
Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un'importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell'illuminismo. La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat; infine nel 1950 fu adibita a sede dell'omonimo Museo Nazionale. Le opere d'arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell'Impressionismo francese.

Fontane monumentali
Le fontane monumentali di Napoli sono solitamente di grandi-medie dimensioni, ad eccezione dell'enorme fontana dell'Esedra (un'opera fascista del 1938); con un' estensione di 9000 m² è tra le più grandi fontane al mondo. Altre, sono state costruite in modo che entrassero a far parte coerentemente nell'arredo urbano.
Tutte le fontane monumentali della città sono state realizzate in un arco di tempo che va dal periodo medievale alla prima metà del XX secolo, ad eccezione della fontana del Carciofo (1957 circa).
La magnificenza scultorea di molte di queste è dovuta non solo ad artisti di livello (Bernini, Domenico Fontana, Michelangelo Naccherino, ecc..) ma, in alcuni casi, anche a sapienti scultori di ignote botteghe napoletane.
Di seguito, site nelle zone più disparate della città (dalle piazze ai parchi delle regge cittadine), verranno elencate le principali fontane monumentali di Napoli:

  • La fontana del Sebeto (XVII secolo) fu voluta dal viceré Emanuele Zunica e Fonseca conte di Monterey, che ne affidò il progetto e la realizzazione a Cosimo Fanzago. Essa rappresenta le vicende del Sebeto (antico fiume che scorreva nel cuore di Napoli). L'acqua sgorga dai due mostri posti ai lati della struttura; la fontana è caratterizzata da un vecchio simboleggiante il corso d'acqua.
  • La fontana del Formiello (XVI secolo) fu voluta da don Pedro Tellerz Giron duca d'Ossuna. Il suo aspetto mostra un'elegante struttura in muratura, costituita da vari materiali: ad esempio, la vasca è in travertino, mentre le quattro colonne che la compongono sono in marmo di Cararra; essa richiama spunti di architettura suddivisa in due ordini. In basso dove c'è la vasca, ci sono tre maschere con le facce da leone dalla quale sgorga acqua; mentre, al di sopra di queste, piccole sculture in bassorilievo e tre grandi stemmi.

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Fontana dell'Esedra                                                   Fontana del Nettuno File:Sebeto giorno.jpg               File:Fontana Lucia.jpg
Fontana del Sebeto                                                       Fontana di Santa Lucia
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Fontana di Monteoliveto                                     Fontana della Tazza di Porfido
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Fontana del Formiello                                         Fontana del Belvedere al tramonto

  • La fontana del Gruppo Europa, sita nella Villa Comunale, la fontana è un'opera di Angelo Viva, eseguita nella seconda metà del XVIII secolo. Il complesso scultoreo raffigura una donna intenta a trattenere il proprio manto; quest'ultimo, forma un arco che le "sventola" sulla testa. Ai lati, due sirene cercano di salvarla dalla furia del toro.

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Fontana del Gigante                                                              Fontana della Sellaria
File:Sirena Napoli2.JPG     File:Fontana Elna.jpg
Fontana della Sirena                                           Fontana della Duchessa
File:FontanadelRattod'EuropaNapoliVillaComunale19-12-10 1449.jpg             File:Fontana Carc.JPG            napoli
Fontana del gruppo Europa             Fontana del Carciofo                             Fontana del Leone
File:Fontana Carrozze1.jpg   File:Fontana Cap2.jpg  File:Fontana di Capodichino.jpg
Fontana del Cortile delle Carrozze           Fontana del Capone         Fontana della Duchessa

                                                                                                         

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