PAESTUM

Paestum, nome latinizzato dell'antica Paistom, è un'antica città della Magna Grecia, sacra a Poseidone, dal quale fu chiamata anche Poseidonia, ma devotissima anche a Hera e Atena. Nel tempo assunse il nome di Pesto che mantenne fino al 1926, quando venne ribattezzata con il suo attuale nome. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e romana poi.

Storia

Epoca Preistorica


Vaso della civiltà del Gaudo

Il sito dell’odierna Paestum è stato abitato fin dall’epoca preistorica. Ad oriente della Basilica (cioè nell’area davanti al suo ingresso) si sono rinvenuti manufatti che vanno dall’età paleolitica fino all’età del bronzo, mentre a sud di essa, verso Porta Giustizia, i resti individuati di capanne testimoniano dell’esistenza di un abitato preistorico. Nell’area del Tempio di Cerere, e tra questo e Porta Aurea, si sono trovate documentazioni archeologiche che attestano uno stanziamento di età neolitica. In effetti sia la Basilica che il Tempio di Cerere si trovano su due lievi alture (probabilmente in epoca preistoria più accentuate), per cui bisogna immaginarsi che esse erano occupate da due villaggi, i quali erano separati da un piccolo torrente che scorreva dove oggi si trova il Foro (greto del torrente riconosciuto in profondità con dei saggi di scavo). Forse in epoca eneolitica le due alture furono abitate dalla popolazione di origine egeo-anatolica (chiamata “Civiltà del Gaudo”), che poi scelse come luogo privilegiato per le sue sepolture la località Gaudo, situata a 1,5 km a nord di Paestum.

Fondazione


Moneta incusa di Poseidonia (530-500 a.C.), con Poseidone e la scritta greca ΠΟΣ (=POS<eidonia>)
Non abbiamo notizie molto precise sulla fondazione della città. Mentre Strabone (I secolo a.C.) ci dice che i Sibariti vi avevano costruito un villaggio fortificato sul mare, trasferendosi solo successivamente più all’interno, Solino (III secolo d.C.) invece parla della fondazione di Poseidonia da parte dei Dori. Si potrebbe dunque ipotizzare che essa sia stata fondata da una minoranza di Dori Sibariti, cacciati via dalla maggioranza Achea. Come che sia, dai dati archeologici si può ricostruire quanto segue: verso la metà del VII secolo a.C. la città di Sibari crea delle stazioni commerciali sul Tirreno (sub-colonie), tra cui Laos (=Marcellina, dopo Scalea), e la più settentrionale alla foce del Sele (Heraion)[2]. I Sibariti giungono nella piana del Sele tramite delle vie interne provenienti dal Mare Jonio. Grazie agli scambi commerciali effettuati sia per mare (con il mondo greco, etrusco e latino),[3] che con le popolazioni locali della piana, che con quelle italiche nelle vallate interne, nella seconda metà del VII sec.a.C. si sviluppa velocemente il nucleo abitato che i Greci chiamarono Poseidonia, sviluppo della città accelerato certamente anche da un fenomeno di inurbamento. Una necropoli corinzia (rinvenuta nel 1969 subito al di fuori delle mura della città) e contenente esclusivamente vasi greci, attesta che la città deve essere stata fondata intorno all’anno 625 a.C.

Poseidonia greca


I due maggiori templi di Paestum, detti "Basilica" e "Tempio di Poseidon"


Il sacello sotterraneo

Dal 560 a.C. al 440 a.C. assistiamo per Poseidonia al suo periodo di massimo splendore e ricchezza. Le cause che vi concorrono sono da ravvisare nella:

  • Recessione della presenza e dell’influenza etrusca sulla riva destra del Sele nella prima metà del VI secolo a.C. (ricordiamo che nel 524 a.C. vi fu la grande battaglia tra Greci ed Etruschi a Cuma, dove gli Etruschi vennero sconfitti); con la recessione etrusca, si dovette creare un vuoto sia di potere che commerciale nella zona a nord del Sele dove vi era un grosso centro etrusco, Pontecagnano (=Amina?), vuoto di cui non poté non avvantaggiarsi ed approfittare Poseidonia.
  • La distruzione della città di Siris (=Policoro) sul Mar Jonio, da parte di Crotone Sibari e Metaponto; si ebbe di conseguenza un predominio di Sibari in tutta la regione della Siritide, per cui dovettero intensificarsi i traffici interni tra Poseidonia e la Siritide.
  • La distruzione di Sibari nel 510 a.C. ad opera di Crotone, con conseguente crollo dell’impero commerciale sibaritico. L’esplosione di benessere e di ricchezza che si riscontra a Poseidonia, che coincide con questo avvenimento, fa sospettare che buona parte dei Sibariti, fuggiti dalla loro città, debbono aver trovato rifugio nella loro città-figlia, portandovi le loro ricchezze. La costruzione del Sacello sotterraneo è di quest’epoca e potrebbe essere un cenotafio (monumento sepolcrale vuoto) dedicato ad Is, mitico fondatore di Sibari, eretto a Poseidonia dai profughi Sibariti. Pure i tre principali templi dorici vengono costruiti in questo periodo, a distanza di 50 anni l’uno dall’altro: la Basilica (ca. 550 a.C.), il Tempio di Cerere (ca. 500 a.C.), il Tempio di Nettuno (ca. 450 a.C.).

Paistom lucana


La Tomba del Tuffatore, uno straordinario esempio di commistione fra due culture diverse (arte e simposio greci con l'uso lucano di dipingere gli interni delle tombe)


Affresco di una tomba lucana da Paestum

In un’età non precisata ma databile fra il 420 a.C. e 410 a.C. i Lucani prendono il sopravvento nella città, e le cambiano il nome in Paistom. Tacendo le antiche fonti storiche su quest’avvenimento, non si conoscono i particolari bellici della conquista lucana, forse proprio perché non vi è stata una conquista a mano armata. Probabilmente dovette accadere quello che è successo per altre città (p.es. Neapolis), dove vi fu un lento, graduale, costante processo di infiltrazione dell’etnia italica, dapprima richiamata dagli stessi Greci per i lavori più umili e servili sia nei campi che nelle case, e col tempo vie più salendo essa di livello sociale grazie al commercio ed alla vita cittadina, fino a partecipare ed infine a prevalere e a sostituirsi nel potere politico della città. Vi sono letterati e poeti greci che parlano del pianto dei Poseidoniati per la perduta libertà e per la decadenza della città: in realtà il periodo di splendore è proseguito anche dopo la conquista lucana, come attesta la grande produzione di splendidi vasi dipinti (talora segnati da artisti di prim’ordine quali Assteas, Python, e il Maestro di Afrodite), le belle pitture delle tombe lucane, e la ricchezza dei corredi tombali. Ricchezza che doveva derivare in larga misura sia dalla fertilità della piana del Sele, sia dalla stessa produzione di oggetti di grande qualità quali appunto le ceramiche dipinte, sia dalla prosecuzione di quei commerci che avevano caratterizzato il periodo precedente. Tutti elementi che attestano non solo che non vi fu alcuna crisi, ma che neppure il suo carattere greco fu soppresso, come del resto attestano, oltre la produzione dei vasi dipinti, anche la costruzione delle mura e del Comitium, e la stessa monetazione che conservò le sue caratteristiche greche. Una piccola parentesi ci fu nel 332 a.C. quando Alessandro il Molosso, re dell’Epiro giunto in Italia chiamatovi da Taranto contro Bruzi e Lucani, dopo aver conquistato Eraclea, Thurii, Consentia, giunse a Paistom dove si scontrò con i Lucani, sconfiggendoli. Bruzi e Lucani furono costretti a cedergli degli ostaggi. Ma il sogno del Molosso di conquistare l’Italia Meridionale ebbe breve durata: nel 331 a.C. egli moriva in battaglia presso Pandosia, e Paistom ritornò sotto il dominio lucano.


Paestum romana


Misteriosa struttura a pilastri all'interno della piscina del Ginnasio


L'Anfiteatro

Nel 273 a.C. Roma sottrasse Paistom alla confederazione lucana, vi fondò una colonia, e cambiò il nome della città in Paestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti: i pestani erano socii navales dei Romani, alleati che in caso di bisogno dovevano fornire navi e marinai. E difatti le navi che Paestum (come anche Velia) fornirono ai romani dovettero probabilmente avere un peso non irrilevante durante la Prima Guerra Punica. Nella Seconda Guerra Punica Paestum restò fedele a Roma, la qual cosa permise ai romani di resistere ad Annibale, nonostante che molte altre città le avessero voltato le spalle. Dopo la battaglia di Canne, Paestum addirittura offrì a Roma tutte le patere d’oro conservate nei suoi templi, offerta che tuttavia Roma rifiutò; in compenso Paestum rifornì i Romani assediati da Annibale entro le mura di Taranto di navi cariche di grano. Da parte di Roma, a Paestum fu permesso di battere moneta propria (in bronzo) fino ai tempi di Tiberio; essa si riconosce per la sigla PSSC ("Paesti signatum senatus consulto"). In epoca romana vengono realizzate importanti opere pubbliche: il Foro (che riduce un po’ l’area del santuario meridionale), il Tempio della Pace (=Capitolium), il Ginnasio, l’Anfiteatro. Anche l’edilizia privata mostra che durante il periodo romano Paestum dovette godere di un certo benessere, benché in questa epoca fossero state aperte due importanti strade interne, la via Appia e la via Popilia che, di fatto tagliavano Paestum fuori dalle grandi rotte commerciali, soprattutto la via Appia che collegava Roma direttamente all’Adriatico e di qui all’Oriente, mentre la via Popilia che scendeva in Magna Grecia ma aveva un percorso interno, lontano dalla città. La città fu cristianizzata relativamente presto; difatti ebbe martiri ai tempi di Diocleziano. Nel 370 un cittadino di Paestum di nome Gavinio, vi portò il corpo dell’apostolo San Matteo, poi trasferito a Capaccio Vecchio ed infine a Salerno.

La riscoperta e gli scavi [modifica]


Pianta di Paestum del 1732, realizzata prima dell'apertura da parte di Carlo III di Borbone della Strada delle Calabrie che la attraversa. La città, ben riconoscibile in tutti i suoi elementi, risulta tuttavia molto imprecisa e approssimativa (vedi descrizione immagine).


Paestum nel 1786 (Saint Non)


Cratere di Asteas (Napoli, MANN)

Con l’abbandono di Paestum, dell’antica città se ne perse il ricordo anche perché la città veniva progressivamente sommersa degli acquitrini e dalle sterpaglie, mostrando solo ancora i suoi templi. In epoca rinascimentale alcuni scrittori e poeti hanno citato Paestum, pur ignorandone l’esatta ubicazione (difatti essa veniva posta talora ad Agropoli o addirittura a Policastro), ma si trattava soprattutto di citazioni erudite che si rifacevano a Virgilio, Ovidio e Properzio, che ricordavano la bellezza ed il profumo delle rose pestane che rifiorivano due volte in un anno. Nel XVI secolo Paestum cominciò a rianimarsi con un minuscolo abitato intorno alla sua chiesa proto-romanica, ciò nonostante essa rimase sostanzialmente ignorata dal mondo culturale. Solo agli inizi del ‘700 in opere descrittive del Regno di Napoli si ricominciò a parlare dei tre “teatri” o “anfiteatri” di Paestum. Ma è a seguito dell’apertura da parte di Carlo III di Borbone della strada per le Calabrie (l’attuale SS 18) che attraversa la città antica, che si riprese a diffondere la conoscenza di Paestum. Si realizzarono e pubblicarono così i primi rilievi dei templi, poi incisioni e stampe che ritraevano i templi ed i luoghi, e ancora disegni e schizzi che andavano aumentando man mano che affluivano i primi viaggiatori. Fondamentali sono state le splendide tavole del Piranesi (1778), del Paoli (1784), del Saint Non (1786). Poi fu il momento di Winckelmann che richiamò l’attenzione sui monumenti pestani, ed ancora di Goethe che ha rappresentato l’incontro romantico con Paestum, con i suoi solenni e suggestivi ruderi, muti testimoni immersi nella desolazione della piana pestana. Tuttavia a questo rinnovato interesse per Paestum non seguirono nel ‘700 campagne di ricerche e di scavi della città antica a causa di quel banco di calcare recente che, coprendo ogni cosa, aveva convinto gli studiosi e gli archeologi che della città antica oltre ai templi non si fosse conservato niente. Solo agli inizi del ‘900, riconoscendo che quel banco era di formazione recente, furono intrapresi i primi scavi tra il 1907 e 1914 che interessarono allora l’area della Basilica spingendosi in direzione del Foro. Tra il 1925 ed il 1938 si completarono gli scavi del Foro (Tempio della Pace, Comitium, via di Porta Marina, Anfiteatro) e si intensificarono le ricerche intorno al Tempio di Cerere; infine fu completato lo scavo delle mura (che in parte furono restaurate con criteri oggi molto discutibili), ponendo così in luce Porta Marina e Porta Giustizia. Il 9 settembre 1943, Paestum fu interessata, assieme alla frazione Laura, dagli sbarchi delle forze alleate durante l'operazione Avalanche. Dopo la II Guerra Mondiale si diede un forte impulso agli scavi sistematici della città: negli anni ’50 si approfondirono le aree intorno ai templi, che, seppure abbiano permesso il recupero delle stipi votive della Basilica e del Tempio di Nettuno, tuttavia sono risultati per altri versi dannosi e distruttivi, in quanto essendosi approfonditi eccessivamente, hanno raggiunto livelli di molto inferiori a quelli di calpestio antico, distruggendo così irrimediabilmente moltissimi resti indispensabili alla comprensione sia della funzione, che della relazione, che della datazione di diversi edifici che si trovano all'interno del temenos. Sempre negli anni '50 il Tempio di Cerere veniva liberato dalle casupole bizantine. Nel 1954 si rinveniva il Sacello sotterraneo. Successivamente si sono individuate insulae ad W della Via Sacra, gettando nuova luce sull’abitato della città antica, sul suo impianto urbanistico e sul suo sviluppo edilizio. Alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70 si sono scavate sistematicamente le sue numerose e ricchissime necropoli, permettendo il recupero non solo di opere straordinarie ed uniche al mondo quali la Tomba del Tuffatore, ma anche delle numerose tombe dipinte lucane, oltre ai ricchi corredi funerari con le splendide ceramiche di produzione locale che hanno ridato nomi di artisti di prim’ordine quali Assteas, Python ed il Pittore di Afrodite.

Area archeologica

I templi

Il tempio può essere considerato la più impegnativa realizzazione dell'architettura greca. La codificazione che, in età arcaica, verrà sviluppata per l'architettura templare diventerà con l'ellenismo il linguaggio universale del mondo mediterraneo.


Tipologie di templi

Particolarmente importanti sono i tre grandi templi, due di ordine dorico, e uno di ordine dorico e ionico, che costituiscono alcuni dei migliori esemplari di questi stili.

La "Basilica"

Il Tempio di Hera è conosciuto come la "basilica di Herathos" (ca. 540 a.C.), era uno dei più grandi templi greci costruito in pietra locale. È più antico dei tre templi di Paestum e reca i segni della sua arcaicità in alcune peculiarità strutturali, ad esempio nella peristasi enneastila (di 9 colonne) sui lati brevi, con una colonna in asse, esclusa dalle forme canoniche successive.

Il tempio "di Nettuno"
Il Tempio di Nettuno in realtà era anche questo dedicato ad Hera, l'edificio mostra le forme mature del tempio di Zeus di Olimpia.
Il tempio di Athena
Il Tempio di Athena (ca. 500 a.C.): in precedenza noto come tempio di Cerere, è il più piccolo, e presentava colonne doriche nel peristilio e ioniche all'interno del pronao.

Il santuario di Hera alla foce del Sele

l'Heraion alla foce del Sele, antico santuario extramurario dedicato alla dea Hera.

Le aree pubbliche

Le aree pubbliche edificate durante il periodo greco sono le seguenti:

  • Agorà
    • Heeron
    • Ekklesiasterion

Le aree pubbliche edificate dai romani sono le seguenti:

  • Foro
    • Comitium
    • Macellum
    • Tempio della Pace
    • Santuario con natatio
    • Basilica (detta Curia)
    • Carcer
  • Anfiteatro

La cinta muraria [modifica]

  • Mura: lunghe 4,75 km e dotate di 28 torri, sono ben conservate e si possono riconoscere le fasi costruttive lucana e romana.
  • Le quattro porte romane: Porta Marina (ovest), Porta Aurea (nord), Porta Sirena (est), Porta Giustizia (sud).

Necropoli
Esternamente alla cinta muraria sono state rinvenute numerose necropoli. Una delle più grandi, a circa 1 chilometro da Paestum, è la necropoli del Gaudo. Estesa su circa 2000 m², con circa una trentina di tombe viene attribuita alla facies culturale definita cultura del Gaudo. La necropoli fu scoperta casualmente dallo US Army, nel corso dell'operazione Avalanche, nei lavori per la realizzazione di una pista di atterraggio. Si deve alla sensibilità culturale dei comandi militari USA la salvaguardia del sito e la sua segnalazione alle autorità competenti.

Museo



La Tomba del tuffatore

Il museo mostra un'importante collezione di antichi oggetti greci dell'Italia meridionale. Sono esposti pezzi derivati dai ritrovamenti dei dintorni di Paestum, in primo luogo i corredi funebri provenienti dalle necropoli greche e lucane. Tra questi molti vasi, armi e dipinti.
I più importanti sono i dipinti provenienti dalla celebre Tomba del tuffatore (480-470 a.C.), unici esempi di pittura greca di età classica e della Magna Grecia, che interpretano la transizione dalla vita al regno dei morti, come un salto del tuffatore nell'acqua.
Notevole per importanza è anche il ciclo di tombe affrescate appartenente al periodo lucano della città.
Al museo è anche allestita l'esposizione dei cicli metopali provenienti dall'Heraion del Sele.

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